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Usi delle parole

2021

Primo posto: certificato
Nel 2021 la parola certificato è stata associata quasi esclusivamente al grande tema del coronavirus. Non si sente il bisogno di aggiungere nulla: il certificato non è il «certificato di nascita», non è il «certificato elettorale» e nemmeno il «certificato di lavoro». Il certificato è stato, è (e sarà chissà per quanto tempo ancora) il mezzo che ha consentito a chiunque ne fosse in possesso di muoversi liberamente entro determinati spazi (bar, ristoranti, musei, biblioteche, centri sportivi, teatri, cinema, aule universitarie ecc.). Quante discussioni, quanti dibattiti si sono avuti su questo documento in formato cartaceo ed elettronico. Molte persone duramente critiche nei confronti dell’obbligo del certificato hanno parlato di violazione dei diritti umani e di discriminazione sociale. Fino a quando sentiremo domandare «Ce l’ha il certificato?» o affermare «Ci mostri il certificato»?

Secondo posto: urgenza
Mai come nella nostra epoca siamo attanagliati da molteplici urgenze. Il 2021 è stato caratterizzato da due grandi urgenze: l’urgenza climatica e l’urgenza connessa a come affrontare il coronavirus. Il premio Nobel per la fisica 2021 Giorgio Parisi ha affermato che «è urgente prendere decisioni reali molto robuste per affrontare il cambiamento climatico». Anche la XXVI Conferenza delle Nazioni Unite sul clima COP26, pur tra contraddizioni e resistenze ha affermato l’urgenza di ridurre le emissioni che provocano un innalzamento della temperatura. Per quanto riguarda il coronavirus, da parte dei governi c’è l’urgenza vaccinale e negli ospedali vi è la costante urgenza di organizzarsi per far fronte alle impennate di ricoveri in occasione delle varie ondate di Covid. Inoltre, le vicende in Afghanistan che riportano indietro di decenni l’orologio della storia e il successo del referendum sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso hanno portato l’attenzione, rispettivamente, sull’urgenza umanitaria e sull’urgenza del riconoscimento dei propri diritti. L’urgenza richiama non solo la fragilità della vita ma anche le problematicità insite nei nostri sistemi di vita che ci mostrano quanto siano drammatici i rischi che stiamo correndo.

Terzo posto: exploit
Questa parola rinvia finalmente a qualche notizia positiva, in particolare nel campo dello sport. Il 2021 è stato per lo sport svizzero, e svizzero-italiano, un anno di eccellenti risultati. Nel calcio, la nazionale rossocrociata ha raggiunto i quarti di finale e per un soffio ha mancato la qualificazione alle semifinali; inoltre, si è qualificata ai mondali in Qatar ai danni dell’Italia campione d’Europa. Alle Olimpiadi di Tokyo la Svizzera ha conquistato 13 medaglie, di cui una di bronzo con il ticinese Noè Ponti nel nuoto. Sono quasi quarant’anni che mancava una medaglia olimpica in Ticino. Non meno entusiasmanti sono le imprese di Ajla Del Ponte, originaria di Bignasco. Alle Olimpiadi raggiunge la finale nei 100 metri, classificandosi quinta, e agli europei indoor vince la medaglia d’oro. Lara Gut-Behrami, Noè Ponti e la stessa Ajla Del Ponte sono in corsa per il riconosciment di migliore sportivo svizzero dell’anno.

2020

Primo posto: pandemia
In Svizzera, il primo caso di infezione da coronavirus si è registrato in Ticino il 25 febbraio 2020 e la prima vittima si è avuta nel canton Vaud il 5 marzo seguente. Da allora, il tema della pandemia ha occupato quotidianamente e massicciamente il discorso pubblico in Svizzera. Ogni giorno intere pagine dei giornali hanno affrontato la questione sotto molteplici aspetti: medico-sanitario, statistico, sociale, economico, politico. Il sistema sanitario di molte nazioni è stato messo duramente alla prova. Tutte le altre tematiche, pur importanti – come da ultimo le elezioni presidenziali o il movimento Black Lives Matter negli Stati Uniti – sono state poste in secondo piano o quantomeno non hanno avuto quella dovuta attenzione che meritavano. La pandemia ha modificato le nostre abitudini, il nostro stile di vita, i nostri ritmi quotidiani. È come se ci fosse un prima e un dopo la pandemia: il prima lo conosciamo, e forse ci manca, il dopo è pieno di interrogativi.

Secondo posto: responsabilità
La responsabilità, intesa soprattutto in senso individuale, è la via svizzera nella lotta contro il coronavirus. “La responsabilità salva vite umane. Fai la scelta giusta, resta a casa”, diceva un messaggio del Consiglio di Stato ticinese e dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta. La responsabilità è un richiamo che ci permette di parlare di una scelta civica del singolo a favore di chi è soggetto ai maggiori rischi di contrarre il virus. Vi è però anche una responsabilità collettiva, che consiste in una serie di misure e provvedimenti da parte delle autorità politiche a sostegno di quanti rischiano di essere socialmente emarginati allo scopo di evitare una lacerazione del tessuto sociale. Inoltre, la responsabilità consente di andare oltre il tema della pandemia. Negli ultimi mesi in Svizzera si sono confrontati i sostenitori e i contrari all’Iniziativa per multinazionali responsabili. Anche in questo ambito il tema della responsabilità (d’impresa) è stato al centro del discorso pubblico.

Terzo posto: distanza
Nel corso del 2020 la distanza ha occupato le nostre esistenze. Con la diffusione della pandemia il suo significato ha assunto una connotazione molto ampia. Si parla di distanza dagli affetti e dalle persone più care; di distanza fisica (un metro e mezzo, due metri) per evitare il rischio di contagio; di distanza dal luogo fisico di lavoro; di distanza sociale (dai nonni, dalle persone anziane, dalle persone più a rischio ecc.); di riunioni o incontri a distanza tramite le diverse piattaforme di comunicazione e collaborazione condivisa; di didattica a distanza (le lezioni in presenza, in particolare nelle scuole medie superiori e nelle università, sono divenute una rarità). Tutto avveniva, e avviene, a distanza.
Probabilmente, il Natale di quest’anno ci vedrà distanti dai nostri affetti e dalle persone più care. Alla nuova familiarità con questo concetto, alla quale siamo stati inaspettatamente costretti, non si è potuta sottrarre nemmeno la parola dell’anno, che per il 2020 è stata scelta, appunto, a distanza.

2019

Primo posto: onda verde
Il 2019 resterà nella storia come l’anno in cui la causa ambientale ha raggiunto una nuova dimensione in tutto il pianeta. I giovani di ogni angolo del globo, guidati dall’attivista svedese Greta Thunberg, chiedono a gran voce che i governi si impegnino nel concreto – e non solo mediante accordi spesso non rispettati – a risolvere la crisi climatica che abbiamo causato e stiamo vivendo. In Svizzera, l’onda verde ha assunto una dimensione politica senza precedenti: alle ultime elezioni, Verdi e Verdi Liberali hanno conquistato insieme il 21% dei voti al Consiglio Nazionale, a discapito dei partiti tradizionali. Questa crescita del 9.6% rispetto al 2015 costituisce un record assoluto per i partiti verdi, e ribalta gli equilibri politici nel Nazionale come mai era capitato prima. Quasi uno tsunami, insomma, per un paese abituato a movimenti politici lenti e graduali. L’onda ha coinvolto in pieno anche il Ticino, con un aumento della presenza verde nel governo cantonale e il primo seggio verde ticinese al Nazionale (per la Greta nostrana, la Gysin). Che sia giunto il momento per una vera svolta sostenibile della Confederazione?

Secondo posto: sciopero delle donne
La Svizzera nel 2019 è finita sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo grazie a un evento per noi insolito: uno sciopero. Il 14 giugno 2019 circa mezzo milione di persone hanno protestato, in piazza o con altre forme di manifestazione, contro la discriminazione di genere. Tre rivendicazioni stavano al centro delle manifestazioni pacifiche, che hanno tinto di viola la Confederazione: la parità salariale, il riconoscimento del lavoro familiare e la lotta al sessismo. Proprio questi punti erano rimasti irrisolti dopo il primo sciopero delle donne svizzere, il 14 giugno 1991. Visto lo storico aumento della presenza femminile nel governo federale con le elezioni di quest’anno e il moltiplicarsi dei movimenti femministi a livello globale, speriamo non sarà necessaria una nuova edizione dello sciopero delle donne fra altri 28 anni.

Terzo posto: 5G
Il dibattito tecnologico nella Svizzera italiana nel 2019 si è concentrato sull’introdurre la connettività di quinta generazione. Essa permetterebbe non solo agli smartphone di navigare in internet a velocità ben superiore ad oggi, ma anche di fare passi avanti notevoli nella telemedicina, nell’automazione industriale, nella logistica. Il 5G è però assai controverso. Invece che viaggiare su fibre ottiche come il 4G, viene trasmesso su onde radio ad altissime frequenze da un’antenna all’altra. Ancora poco chiari sono i potenziali rischi per la salute che questa trasmissione comporterebbe, per non parlare dello scempio del paesaggio causato dalle innumerevoli antenne che si dovrebbero costruire. Accanto a tali preoccupazioni per la salute pubblica e a una certa paura dell’ignoto, che tipicamente accompagna le nuove tecnologie, si riscontra una dimensione geopolitica. Leader nello sviluppo e implementazione del 5G sono infatti Cina e Corea. Se il 5G sia davvero dannoso non lo sappiamo, di certo rappresenta una minaccia per il primato tecnologico occidentale.

2018

Primo posto: gesto dell’aquila
22 giugno 2018: la Svizzera batte la Serbia ai Mondiali di calcio in Russia. I giocatori di origine kosovara Granit Xhaka e Xherdan Shaqiri esultano dopo il goal facendo il gesto dell’aquila, imitati dal capitano Stephan Lichtsteiner. Subito la vittoria sportiva viene messa in secondo piano, sorpassata dalla politica. Benché non abbia connotazioni violente, il gesto viene percepito come provocazione. Esso infatti simboleggia l’identità nazionale albanese: argomento spinoso sia nello specifico dell’incontro calcistico con la Serbia, vista la dolorosa storia dei due popoli, sia in generale per la Svizzera, sempre alle prese con dibattiti sull’immigrazione e la doppia nazionalità. Un’espressione di entusiasmo e affermazione identitaria, che ha acceso la discussione pubblica su diversi fronti e che non ci farà dimenticare questo Mondiale 2018.

Secondo posto: notte tropicale
Altro protagonista del 2018 è stato il torrido caldo estivo. Accanto alla siccità, hanno fatto notizia le numerose notti in cui la colonnina di mercurio non è mai scesa sotto i 20 gradi. Questo fenomeno, noto in meteorologia come notte tropicale, è in sensibile aumento negli ultimi decenni e rappresenta un campanello d’allarme sui cambiamenti climatici che interes-sano l’intero pianeta. Il 2018 potrebbe infatti risultare l’anno più caldo di sempre in Europa.

Terzo posto: criptovalute
Nell’ultimo decennio è fiorito il mercato delle valute digitali crittografate, gestite in maniera decentralizzata e soggette a controlli minimi. Queste monete, note anche come criptovalute, sono diventate ormai parte della vita quotidiana, accettate come mezzo di pagamento per acquisti di ogni genere. L’uso del termine nei media è cresciuto significativamente durante il 2018, a causa dell’enorme fluttuazione del valore di queste valute e del consumo di energia che provocano.